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Fenomenologia della differenza
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_ Una specificazione terminologica : l'handicap come attribuzione di valore, socialmente negoziata, alla dis-abilità provocata dal deficit. Nel fuoco dei rapporti di transazione con l'orizzonte prossimale emerge in un soggetto, esposto allo sguardo altrui, quella connotazione culturale – relativa a spazi e tempi determinati, a pratiche materiali e simboliche, a dinamiche intersoggettive complesse di riconoscimento e valutazione (attribuzione di valore) – che convenzionalmente diciamo handicap
_ Disagio nei confronti dell'handicap : a) elementi storico-culturali profondi ; b) sociofunzionali ; c) microrelazionali : a) La fatica di pensare la differenza : dal non-essere all'essere-altro ; il 'principio di Agatone' e la ferita narcisista (non dimenticando Marcuse) ; il 'paradigma signorile', ovvero : Ego di sé signore ; b) L'epoca del “capitale umano” (“Il mondo attuale è diventato come una gigantesca azienda nella quale ogni cosa che vive e si muove è registrata in un gigantesco libro mastro nei termini del suo valore monetario” : W. Sombart) ; ossessione della “visibilità” (il Panoptico di Bentham) e del “controllo” (Foucault, Delezue) : “banalizzazione” (H. von Foerster) delle pratiche di relazione e decifrazione simbilica ; c) Il “distruttore di mondi” (E. Goffman)
_ La differenza come carattere costitutivo dell'identità esistenziale : una tematizzazione fenomenologica : a) Contro il 'paradigma signorile' : il mondo-della-vita come “struttura di bisogni” (E. Paci) ; il 'soggetto mancante' ; alienazione del bisogno e reificazione del soggetto (il 'soggetto mancato') b) La costituzione relazionale dell'identità : la “monade aperta”, la “inerenza reciproca” (E. Husserl) ; l'individualità “è infinite connessioni con il tutto e i tutti” (J. Dewey) ; c) Nessuno è solo con se stesso, nessuno è solo se stesso : “Io sono, ma non mi possiedo ancora. Perciò noi non sappiamo mai che cosa siamo” (E. Bloch) ; l'esperienza di poter essere altrimenti accompagna con irriducibile pregnanza l'esperienza che 'abbiamo' del nostro io edito ; “Io è un altro” (Rimbaud) ; “Il fatto che si diventa ciò che si è premette che non si abbia la più pallida idea di ciò che si è...Considerata da questo lato la vita è semplicemente meravigliosa” (Nietzshe) ; la fatica più ardua : “realizzare la propria dissomiglianza” (A. Gide) nei confronti di ogni altro e di fronte ad ogni ipostatizzazione di sé (“Disconosci te stesso!”, F.Kafka) : dunque, essere-in-formazione (E.Paci)
_ Scenari di senso in educazione : quali orizzonti ? a) Normalizzazione ? Ovvero, l'inquietante caso del dottor Feuerstein... b) Inserimento ? Gregor, storia di una “metamorfosi”... c) O forse.... compresenza ?
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