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DOCUMENTAZIONE E VALUTAZIONE
Sezione del convegno cesenate del 14 gennaio su "La persona con difficoltà"


Relazione Introduttiva dr.F.Ciotti

La “diagnosi funzionale secondo l’ICF” pubblicata recentemente da Erikson e commentata da Dario Ianes è una nuova classificazione delle disabilità,che cambia il punto di vista dalla disabilità alle capacità del soggetto.Il sistema classificatorio in primo luogo presenta e considera l’impairment ovvero la menomazione e cioè le strutture e le funzioni del corpo menomate.Quindi il sistema considera come abilità positive le attività e la partecipazione sociale.Infine prende in considerazione i fattori contestuali e personali come quelli che condizionano in senso ostacolante o facilitante le attiività e la socializzazione del soggetto.Galletti e coll. in un recente lavoro su “Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza” (vol.71,281-292,2004) hanno verificato la applicabilità dell’ICF al bambino.Essi hanno rilevato la difficoltà di applicazione perché il sistema è molto laborioso.Infatti l’ICF differenzia capacità e performance.Le performance sono le azioni che il bambino riesce a svolgere nel suo contesto reale di vita dove ha facilitatori (es.gli adulti) e ostacoli,mentre le capacità vanno intese come le attività espletate o espletabili in un ambiente ideale,astratto e difficile da immaginare per un bambino.Le conclusioni degli AA sono che l’ICF è difficilmente applicabile sui bambini di età inferiore agli 11 anni perché non vengono inclusi nella classificazione i criteri e le considerazioni evolutive,anche se i principi cui si ispira l’ICF sembrano comunque utili da impiegare.
Questi principi sono presenti anche in un lavoro di Luisi e Ruggerini del 1997 sulla dislessia,ove gli AA distinguono tra interventi medici di tipo riabilitativo che lavorano sui concetti di normalità e di deficit cercando in maniera lineare di recuperare il deficit normalizzandolo,e interventi educativi di tipo abilitativo che lavorano in maniera circolare sulle abilità del soggetto cercando di agire sui fattori ambientali e personali per raggiungere gli obiettivi dell’apprendimento.In questo caso la valutazione non è oggettiva e non è distinta dall’intervento,ma in ambito pedagogico la valutazione è formativa ,è cioè un processo in cui osservazione sperimentazione verifica e riprogrammazione sono strettamente intrecciati come in un progetto di ricerca-azione.
Passando agli strumenti di documentazione sull’handicap attualmente usati,la certificazione medica secondo il modello ICD 10 è una diagnosi medica di malattia di una o più strutture corporee,così come la diagnosi funzionale medica è una diagnosi delle funzioni deficitarie secondo il concetto di imparment e quindi poco utile sul piano abilitativo (non su quello riabilitativo).Profilo dinamico funzionale e PEI sono invece gli strumenti strettamente intrecciati e forse poco differenziabili della valutazione formativa che gli insegnanti devono aggiornare periodicamente commisurandoli ai fattori personali e contestuali del soggetto nell’ambiente scuola.Lo stesso dovrebbero fare i genitori per l’ambiente casa e tempo libero ,così come almeno una volta all’anno tutti gli adulti che si occupano del bambino dovrebbero incontrarsi per delineare le linee strategiche e generali del processo educativo.

Intervento preordinato prof.ssa Melucci

L’integrazione apre la necessità di un dialogo continuo tra gli attori interessati, per una visione preferenziale del soggetto nella sua interezza.Tuttavia ancora oggi si finisce col prediligere visioni settoriali centrate in particolare sulle incapacità e non sulle potenzialità del soggetto.Le pegadogia dell’integrazione vuole considerare il soggetto nella sua interezza di corpo e mente.
La dimensione narrativa diacronica e non sincronica va in questa prospettiva,della necessità di una documentazione viva capace di restituire i vissuti.La documentazione equivale ad identificare quali eventi meritano di essere ricordati e quali no.Sotto il profilo pedagogico la modalità più significativa per testimoniare il processo formativo è quella narrativa,e cioè non una descrizione diacronica e statica che corrisponde ad una fotografia,ma piuttosto una sincronica che diviene nel tempo.
La dimensione evolutiva non è rappresentabile in schemi né attraverso descrizioni oggettive.Ogni narrazione è invece filtrata dalla soggettività. In alcuni periodi, è stata enfatizzata l’importanza di strumenti descrittivi o test. E’ bene tuttavia ricordare che è comunque necessaria una responsabilità soggettiva non eludibile che considera sempre il soggetto nei suoi nessi storici.La metodologia narrativa è quindi insieme anche biografica.E quando qualcuno scrive di qualcun altro non scrive solo dell’altro ma anche di una parte di sé. Documentazione storica-biografica è quella che si avvicina di più alla documentazione complessa o completa,anche perché è scritta da molti che devono passare da valutazioni quantitative a valutazioni più comprensive .L’altro diventa un “testo” da interpretare con delicatezza ed attenzione.La scuola della persona non può essere una scuola di uno standard uguale per tutti, ma è attenta a ciascuno con la sua diversità ed eterogeneità.In questo modo la documentazione diventa anche mezzo di formazione che costringe a riflettere sul divenire e sulla crescita di alunni ed insegnanti. Lo sguardo multiprospettivo inoltre fa emeregere una immagine complessa e pluridefinita che tende a far crescere intorno alla persona un orizzonte pedagogicamente significativo.

Intervento preordinato della prof.ssa Muccioli

La documentazione è una memoria storica con un molteplice valore che consente di ripercorrere il tempo,i vissuti,i passaggi verticali e i salti da un ordine di scuola all’altro.La diagnosi centrata sul presente è riduttiva e parziale,mentre tutti i bambini hanno una storia.Il Portfolio è molto importante in questa prospettiva storica,costituito da una parte didattica e dalla parte che raccoglie i lavori più significativi dell’alunno.Esso non sostituisce ma integra i documenti del prendersi cura come: la certificazione,la diagnosi funzionale,il profilo dinamico funzionale,il piano educativo individualizzato.

Intervento preordinato della prof.ssa Petrucci
La documentazione come narrazione fa dell’insegnante un narratore.La documentazione è un’opera corale che costruisce l’identità dell’individuo.
La documentazione è supporto alla comunicazione della esperienza educativa,è al servizio dei nuovi progetti educativi.Serve a comunicare sulla quotidianità,sul qui ed ora.Permette di rielaborare comprendere il quotidiano che spesso corre il rischio di essere vissuto come un’abitudine.
I destinatari della documentazione sono i tecnici ma anche la famiglia.
Per la documentazione sono necessari alcuni requisiti soggettivi come: il desiderio di apprendimento,le capacità riflessive e di rielaborazione,la capacità di riflettere sui propri atti e di mettere i pensieri in parole.

Un’insegnante
Per chi scrivo la documentazione? Chi la legge?

Benelli
Per i tecnici , per la famiglia,per la continuità didattica, come ha detto Petrucci,ma soprattutto per se stessi,per verificare valutare e progettare il proprio lavoro di insegnante.

Un’insegnante di scuola superiore
Spesso quando arriva un alunno,non lo segue la documentazione e bisogna ricominciare sempre da capo per lo più in solitudine e per lo più in maniera retrospettiva piuttosto che progettuale e programmatoria


Un’insegnante sindacalista
La riforma amplia le competenze dell’insegnante ma non alimenta le risorse.Gli insegnanti di sostegno incerti e precari non possono essere motivati.

Un’insegnante
La motivazioni prescinde dalla situazione di precarietà.

Ciotti
I bisogni sono aumentati ma risorse sanitarie ed educative sono sempre quelle.Tuttavia la percentuale dei soggetti con handicap è assai stabile da alcuni anni e da regione a regione,è in media del 2% e forse si poteva attribuire un organico di sostegno stabile per plesso anziché sul bambino.

Un’insegnante
Anche la risorsa sanitaria è spesso latitante ed insufficiente.

Dr.ssa Ricci
L’amministrazione provinciale sta mettendo mano alla ridiscussione degli accordi di programma tra le istituzioni per l’applicazione della legge 104 che risalgono ormai al 1997 e nei quali il tema della valutazione e documentazione dovrà trovare la sua giusta collocazione.

Ciotti
Perchè gli accordi di programma funzionino occorre che gli attori siano tutti coinvolti intorno a un tavolo per la costruzione di un progetto fattibile,in fondo la stessa regola che vale per la costruzione di un progetto educativo individuale.



Sezione: Progetti
Sottosezione: Progetti didattici
Scritto da: G.Melideo
Inserito il: 13/03/2005

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10/09/2010
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