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Sezione Novità


Posti di dirigente tecnico. Storia di un concorso e tentativi di escluderne gli insegnanti
Sul tentativo di alcuni gruppi di dirigenti di trasformare un concorso pubblico per titoli ed esami in un banale concorso riservato (a loro)

di Gabriele Boselli

C'è chi, fra i dirigenti scolastici "manager", vorrebbe escludere gli insegnanti dalla possibilità di partecipare al concorso ispettivo in (lunghissima) gestazione . Anche l’articolo di Francesco Nuzzaci su edscuola.com “Concorso a dirigente tecnico: lettera aperta al capo dipartimento” sviluppa, invero con notevole abilità nel padroneggiare l'arte del cavillo, tutte le argomentazioni giuridico/retoriche possibili in senso favorevole a questi tentativi. Potrebbe così accadere che qualche laureato, magari diventato insegnante e dirigente scolastico per diritto di stagionatura in qualche graduatoria o per aver esser stato vicario di qualche DS, divenga miracolosamente anche dirigente tecnico, forzando le aspettative dei docenti e il loro diritto a concorrere in condizioni di parità.
Quando, oltre vent’anni fa, io vinsi il mio concorso ero direttore didattico (con funzioni equivalenti a quelle oggi svolte da un “dirigente scolastico”), questo era pubblico e non riservato, era per titoli ed esami. Nessuno brigò per far fuori altre categorie e fu vinto da molti semplici docenti che poi si rivelarono i migliori tra noi. Hanno in questi anni illustrato la scuola, le scienze dell’educazione e la ricerca in genere.
Su due soli punti sono d’accordo con l’articolo citato: sulla estrema complessità organizzativa (ma i doveri non vanno evitati solo perchè difficili ad adempiersi) e quando il Nostro scrive che “i contenuti del bando sono in larghissima prevalenza inconferenti rispetto ad una funzione, tecnica, da svolgere. Perché chiamano il candidato ad esplorare tutti i rami del diritto, nel mentre le problematiche socio-psico-pedagogiche, disciplinari ed organizzative sono confinate in un ambito di assoluta marginalità”. In effetti quel bando sembra confezionato per un concorso in magistratura, copre una parte tutto sommato modesta della funzione ispettiva, funzione questa assai più vicina peraltro a quella docente che a quella dirigenziale.
Quel che serve non è un ispettore-pubblico-ministero: infatti, per una scuola costruita intorno alla persona del docente e dell’alunno (anche noi ispettori siamo espressione di un’unica funzione, quella docente e tali dovrebbero sentirsi anche i dirigenti scolastici) serve personale agito da un pensiero alto, intriso di storia, un pensiero “intelligente” in quanto entra dentro le idee e le cose. Nella funzione ispettiva va posto in atto un pensiero che agisce non perché tratta gli uomini come materiale “usa getta” o come “casi” ma perché sa produrre idee capaci di muovere l’anima di chi insegna, dirigere o orientare il lavoro culturale e pedagogico.
Nell'attuale contesto di metamorfosi della scuola italiana e del ministero della ex-pubblica istruzione, occorrerà individuare le linee di una procedura concorsuale che riconosca e orienti la funzione ispettiva e amministrativa nel suo garantire il resto della costellazione scolastica e l'utenza intorno alla qualità morale -oltre che scientifica- dei suoi interpreti.
Si tratta allora di interrogarsi su quali profili scientifici ed etici vadano individuati, quali processi culturali e di ordine morale possano essere ricercati. Nell'ambito della ricerca di una funzione ispettiva svolta da un dirigente tecnico vero (autentico per procedura concorsuale aperta e per personali percorsi di ricerca scientifica) si dovrebbe cercar di capire se il candidato
-sia in primo luogo un soggetto attivo della cultura
-abbia contribuito con le sue ricerche allo sviluppo del sapere
-coltivi ed esprima il senso dello Stato e l’autonomia dal Potere
-mostri interesse a operare per la libertà della scienza e dell'insegnamento
-tenda ad agire in vista di un fine, non per un effetto né per un obiettivo.
-tenda a porsi al servizio degli utenti più che dei committenti
-sia nelle condizioni per poter in futuro interagire con tutto il resto della comunità scientifica.

Noi ispettori siamo del resto, prima che Amministrazione, Scuola e questa ha senso solo se essenzialmente (generativamente) sa essere luogo di cultura e spazio alla persona. Noi non abbiamo potere deterrente e nemmeno in senso stretto, dirigente.
La scuola ospita da sempre saperi di lungo respiro che –incontrandosi con il nuovo- portano a pensare le cose non solo come sono oggi ma come sono state e probabilmente muteranno. Nelle stagioni in cui è libera di lasciarsi muovere dal vento del pensiero, quando sa essere crogiuolo del conoscere (anzichè catena di montaggio delle competenze e campo di espansione di interessi diversi), la scuola diventa organismo magistrale, posto sopra le oscillazioni della contingenza. E’ comunità di Maestri, (ovvero quel che ogni donna o uomo di scuola dovrebbe rappresentare) i quali seguono in primo luogo non le prescrizioni dei governi che passano ma le indicazioni perenni che attraversano le epoche, che costituiscono il senso della storia, che preparano il futuro. La scuola è il mondo che è stato, ed è pure il mondo che comincia. Pur nella modestia delle sue forze, pur nella diffusa incomprensione del suo valore, è in-tesa a ogni area e stagione del Possibile.
Noi vecchi ispettori vogliamo che i nuovi colleghi non siano dei miracolati, ma soggetti resi autorevoli anche dall’aver superato un concorso non riservato e che richiede alta preparazione culturale e scientifica. Che siano soggetti capaci di quella fondazionalità scientifica, di quella serenità di valutazione e di espressione e di quella terzietà che caratterizzano lo status e le competenze ispettive. Un buon servizio ispettivo può essere l’inizio di una forte ripresa di credito della nostra scuola, come di ogni altra attività dello Stato.


Sezione: Novità
Sottosezione: Varie
Scritto da: Gabriele Boselli
Inserito il: 19/08/2009

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06/09/2010
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