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Sezione Fondazioni


Sull’estrema serietà delle ragioni del sorriso e del riso
Un manifesto delle scuole dell’infanzia statali della provincia di Parma




Opponiamo sia alla risata cretina (1), al sarcasmo che demolisce (2), alla bocca dilatata d’ordinanza (3), così come alla crescente tristezza del mondo (4) il sorriso dei nostri bambini e il nostro, quello che abbiamo re-imparato da loro.
Le prime forme della tristezza (1, 2, 3) non hanno giustificazione: esprimono solo, per l’ulteriore afflizione degli interlocutori e l’ebete supporto dei falsi sorridenti, o l’arroganza dei vincitori o la vittoria del non-pensiero e del sentire stereotipato ottenuta dal sistema informativo globale sul miglior sentire storico dell’esistenza e della relazione. La quarta è anch’essa brutta cosa ma almeno è autentica: manifesta la condizione dei vinti, dei rassegnati, dei consapevoli o inconsapevoli soccombenti.
Oggi molti bambini vengono da famiglie che vivono una vita difficile per i più vari motivi: emigrazione, stress da precarietà del lavoro o da ipersfruttamento, difficoltà economiche, situazioni di sofferenza relazionale.
Per parte nostra, insieme ai nostri bambini, lavoriamo per la rivincita del sorridere e del ridere veri, provenienti dal fondo del cuore, risultanti dal godere della possibilità (almeno) di una vita felice, della gioia dell’essere-al-mondo e agli altri; per un sorriso che continui il primo, quello che rivolgemmo ai nostri genitori nel primo giorno della nostra vita, appena avemmo smesso di piangere per il disappunto di aver lasciato il mondo di pace vissuto dentro nostra madre.
Quel primo sorriso, superata la nostalgia dell’Eden, dovrebbe poter continuare tutta la vita: un grazie di essere vivi, di avere comunque l’amore degli altri (presenti o scomparsi che siano), di potersi distendere nello spazio e nel tempo con gioia.
Alle difficoltà dell’esistenza, allo stesso incombere più o meno lontano della morte opponiamo il diritto di sorridere e ridere. A scuola si impara a sorridere e a ridere per la gioia di poter conoscere il mondo, un mondo tanto più grande e ricco quanto più intensa sarà la relazione tra i bambini e di essi con i Maestri/e, quanto più denso di indicazioni di significato sarà il percorso attraverso i campi di esperienza e le discipline.
I Maestri sorridono perché hanno conosciuto le difficoltà della vita e il dolore, ne sono stati colpiti anche fortificati. I Maestri veri, sicuri della propria identità e capacità, non hanno paura che la loro umanità sorridente e ridente possa portarli a perdere autorevolezza e il controllo della situazione poiché ridere nei tempi e nei modi giusti è cosa assolutamente seria; li costituisce anzi come autorità autentica, quella di chi aiuta gli altri ad essere autori della propria giornata. I Maestri che noi stessi ricordiamo erano quelli che ci facevano ridere e pensare insieme. Ridono con gli altri non degli altri. Si fanno lievemente prendere in giro. Porgono garbate ironie, sollecitano risposte.
Il riso e il sorriso esprimono la virtù teologale (che svolge un’idea di Dio) della speranza, condizione di ogni possibile successo, della possibilità stessa in generale; esprimono la capacità di desiderare, prodromica a ogni autentico volere.
Così nella scuola dell’infanzia, così, augurabilmente, in tutte le scuole si offre luogo alla forma in cui si attuerà il novum, la struttura del volgersi al mondo delle nuove generazioni. Nasce l’indifferenziata capacità di conoscere e costruire il nuovo mondo, un mondo felice perché in qualche modo appartenente a tutti i suoi abitanti. Felici perché il male passa, le lacrime si asciugano; il bene resta, il sorriso autentico risplende senza fine

Parma, giornata provinciale della Scuola dell’infanzia, 23 maggio 2009
Redazione a cura di Gabriele Boselli



Sezione: Fondazioni
Sottosezione: Argomenti vari
Scritto da: GB per scuole statali di Parma
Inserito il: 25/05/2009

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