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Il fenomeno delle insufficienze nella scuola secondaria e la diffusa tendenza all'autolapidazione
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di Gabriele Boselli, consigliere CNPI
Le campagne mediatiche di denigrazione della scuola statale e dei risultati che questa produrrebbe stanno ottenendo l’effetto non solo di convincere gli elettori che questa scuola non vale nemmeno i pochi soldi che vi si spendono ma di indurre gli stessi insegnanti a svalutare il proprio lavoro, ad ammettere implicitamente di essere improduttivi fannulloni. Questa forse la motivazione essenziale dell’ esplosione dei giudizi di insufficienza nella scuola secondaria: convinti dalla letteratura nostalgica che una volta le cose andassero molto meglio e i ragazzi passassero sui libri la maggior parte del pomeriggio con frequenti prolungamenti nella notte (i ricordi della giovinezza sono sempre dolcemente ingannevoli), investiti dalle sentenze di organismi interessati come l’OCSE o veterodocimologici come l’INVALSI, sbertucciati da internet e dalla TV che mostrano qualche sprovveduta collega che non si sa difendere dalle molestie o qualche collega che fuma (subito la Malboro diventa drogata), retribuiti assai meno di tutti gli altri insegnanti d’Europa, molti docenti sono indotti a pensare che la loro infelice categoria non possa che produrre un insufficiente profitto scolastico. Vedono non quel che c’è ma quel che sono stati portati ad immaginare: al liceo scientifico solo 35 studenti su cento saprebbero qualcosina di matematica; al linguistico solo 14 su cento masticherebbero un minimo di lingue straniere; negli istituti tecnici solo il 15 % conoscerebbe a sufficienza le materie tecniche. La mia esperienza di ispettore nelle scuole d’Italia e le varie visite compiute in Europa mi mostrano uno scenario completamente diverso: ci sono dei fannulloni sia tra gli insegnanti che fra gli studenti ma la grande maggioranza dei docenti e dei dirigenti svolge bene il suo dovere e gran parte degli studenti pure. Gli studenti nostri e i loro maestri non sfigurerebbero in alcuna scuola europea. Non lasciamoci dunque impressionare, non autolapidiamoci. Diventiamo consapevoli dell'alto valore della nostra opera!
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