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Armenia
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di Maria Michea Sangro
Nei libri di testo gli studenti italiani leggono che il Trattato di Sèvres, del 10 agosto del 1920,”penalizzava pesantemente i turchi: essi dovevano rinunciare alla sovranità sui territori del Medio Oriente, Siria, Mesopotamia, Palestina, Arabia, a Cipro, assegnata agli inglesi, e al Dodecaneso ( agli italiani), alla Tracia e a parte dell’Anatolia, in favore dei greci, infine all’Armenia, costituita in Stato indipendente”…….” Questo provocò un violento movimento di riscossa nazionale, guidato dal generale Mustafà Kemal (1880-1938), appartenente ai Giovani Turchi”, in seguito chiamato Ataturk, padre dei turchi, che in circa due anni (1918-1920) riuscì a far evacuare i greci dalla zona di Smirne, a dichiarare decaduto il Sultanato, a proclamare nel 1923 la Repubblica sotto la sua presidenza. Ataturk chiese ed ottenne la revisione del trattato di Sèvres, sostituito dal Trattato di Losanna, col quale le potenze vincitrici della Grande Guerra rinunciavano alla riscossione delle riparazioni di guerra e riconoscevano alla Turchia tutta l’Asia minore, la Tracia Orientale e il controllo degli Stretti (Bosforo e Dardanelli)”……… attuò una decisa modernizzazione del paese su modelli occidentali e su una completa laicizzazione dello stato………abolite le scuole coraniche, i tribunali religiosi, il riferimento all’Islam quale religione di stato, l’alfabeto latino sostituì quello arabo; vennero introdotti codici civili e penali ispirati a quelli europei; fu riconosciuto alle donne il diritto di voto. Ogni opposizione a queste riforme venne repressa duramente e fu coltivato un acceso nazionalismo turco che portò a discriminare le minoranze presenti, quali i curdi (il gruppo etnico-linguistico stanziato nel Kurdistan) e gli armeni”. Delle motivazioni sulle discriminazioni turche verso gli armeni nessun cenno; il nulla assoluto! Assoluto silenzio sulla tragedia epocale iniziata nella notte del 24 Aprile del 1915, nella città di Costantinopoli, attuale Istanbul, ai danni dell’inerme popolazione armena che nell’arco di due anni venne completamente decimata: di due milioni di armeni, un milione e mezzo vennero sacrificati dalla furia devastatrice degli Ottomani ! Gli armeni, “Millet – i Sadika”, il popolo meritevole di fiducia, cosi definito dai sultani Ottomani, avevano contribuito al potenziamento socio-economico dello Stato turco formatisi nel 1299, e poi, dopo secoli di pacifica convivenza, subire il massacro, pianificato ed eseguito, nel Paese in cui si sentivano sicuri, a casa, sorpresi e sgomenti nello scoprire il loro vicino trasformato in aguzzino! “Sono caduti senza sapere nemmeno loro perché/ Uomini,donne,bambini che volevano solo vivere/ Sono caduti invocando il loro Dio/ Sulla soglia della loro chiesa o sull’uscio della loro casa/ Come gregge del deserto,barcollando tutti in fila/ Abbattuti dalla sete, dalla fame, il ferro, il fuoco”. Cosi “canterà” Charles Aznavour ai suoi conterranei armeni! Andiamo indietro nel tempo, nel momento in cui gli armeni, provenienti dall’Occidente, sin dal loro insediamento sull’altipiano di Ararat,seppero potenziare ed evolvere una cultura che affonda le radici nella lingua indoeuropea e nella funzionalità dell’alfabeto,“ispirato da Dio”, se bisogna prestar fede al monaco Mesrop, ideatore delle lettere dell’alfabeto che segneranno e immortaleranno pagine e pagine di manoscritti, testimonianza dell’animus di un’ etnia culturalmente avanzata, e …..ancora sconosciuta. Spingiamo lo sguardo verso l’Anatolia, là dove i laghi di Van, Sevan, Urmia delimitavano il vasto territorio dell’Armenia antica, popolato da una comunità che sin dal 301 aveva abbracciato il Cristianesimo ,rispondendo con entusiasmo e umana partecipazione all’evangelizzazione esercitata da San Gregorio, detto l’Illuminatore, sul re armeno Tiridate. L’Editto di Milano nel 313 e l’Editto di Teodosio nel 380 ufficializzano il riconoscimento del Cristianesimo come religione di stato. No, nessun excursus storico cosi lontano nel tempo, di una storia comunque conosciuta dal grosso pubblico, per penetrare nella realtà del secolo appena trascorso, fortemente caratterizzato da una profonda e diffusa intolleranza etnico-religiosa, un’intollerenza che in un rapido crepitare di armi, di fuoco, di soprusi e di violenze ha spazzato via, nella terra che li ha visti nascere, etnie ben radicate e progredite. Cosi l’impero Ottomano ,ormai in crisi e in via di dissoluzione,le due guerre balcaniche del 1912 e del 1913 ne accelerano la fine, si mobilita contro gli armeni in una campagna denigratoria, iniziata già dal 1894 con l’esecuzione di 200 mila armeni ritenuti oppositori del regime, per culminare nella soluzione finale dello sterminio, su cui la storia o meglio la tattica politica dei governanti sembra aver steso una spessa coltre. Una tattica e una pianificazione perfidamente seguita nonostante l’attestato di fedeltà mostrato dagli armeni che spontaneamente si arruolano nelle armate turche a fianco degli Imperi Centrali. La guerra diventa il campo di battaglia adatto per liberarsi degli armeni; “l’organizzazione speciale”, voluta dal segretario Nazim e dal sultano Taalat Pascià, si abbatte sui villaggi armeni con una furia e una violenza tale da scuotere gli stessi alleati: vivaci, ma inascoltate, le proteste dell’ambasciatore tedesco e dell’ambasciatore austriaco - Forti gli interessi tedeschi in Turchia! - l’impero turco nel 1899 aveva affidato alla Germania la costruzione della ferrovia di Baghdad che avrebbe collegato Costantinopoli al golfo Persico. - Proteste che oggi muovono a riflessione e pretendono di disseppellire gli armeni dall’oblio della storia. Il cosiddetto “bisogno della verità storica” perché non si è mai sollevato con la forza delle voci dei sopravvissuti, rese afone dalla negazione dell’eccidio? Perché la Comunità europea ha aspettato tanto prima di riconoscere il martirio degli armeni ? Solo nel 1999 un’aperta ammissione! condivisa da Argentina, Francia, Grecia, Libano, Russia, Belgio, Cipro, Bulgaria, Italia,Vaticano! Il riconoscimento del genocidio è un dato di fatto! Bisogna mantenere il ricordo di quanto è accaduto e non privare i giovani della conoscenza, anche di atti di eroica resistenza di chi ha tentato di sottrarsi alla deportazione e allo sterminio. “I quaranta giorni del Mussa Dagh” non è solo un romanzo o una trasposizione cinematografica del romanzo, è il documento umano di 40 giorni vissuti dagli armeni di sei villaggi del Mussa Dagh (il monte di Mosè), sul golfo di Alessandretta, nei pressi di Antiochia, dal 21 luglio al 12 settembre 1915, arroccati sulla montagna nel tentativo di sottrarsi a sicura morte: avvistati da una nave francese vengono trasportati in Egitto, a Port Said. Comincia la diaspora degli armeni :spazia in Europa, in America, in Estremo Oriente- Tante le testimonianze dei sopravvissuti che orgogliosamente puntano l’indice sulla violazione dei diritti umani e ne rivendicano il ripristino e il rispetto, ivi compreso il diritto di scrivere e dare alla stampa la storia del loro martirio e la ricostruzione di quanto resta dei loro Beni Culturali, patrimonio universale dell’umanità. L’Armenia odierna, la Repubblica armena formatasi nel 1990 dopo il dissolvimento dell’URSS, si trova sotto la catena montuosa del Caucaso, tra la Turchia e l’Iran a sud,L’Azerbaigian e la Georgia a Nord, vuole vivere in pace, non vuole rinfocolare fobie che certamente non appartengono all’attuale governo turco, ma a un passato doloroso il cui giudizio storico non può attendere oltre. Il genocidio non può più essere semplicisticamente liquidato come “un increscioso spostamento della popolazione, assistito dal governo!” Un pericoloso precedente, la storia “docet”, e le conseguenze non si sono fatte attendere. Dopo il “Metz Yeghern”, Il Grande Male, lo sterminio degli armeni, nell’assoluto silenzio e nell’agghiacciante “indifferenza” la “Shoah”, l’Olocausto degli Ebrei; all’esecrazione del mondo civile, all’esclamazione perentoria di mettere al bando crimini cosi efferati, sono seguiti, purtroppo, crimini irresponsabili di pulizia etnica in Kossovo. La strumentalizzazione della storia a fini politici gioca un ruolo negativo nell’educazione delle generazioni e talora inficia il corretto significato della celebrazione “della giornata della memoria”. Sinistramente memorabile la risposta di Hitler alle “obiezioni” sulla soluzione finale contro gli ebrei:“Sono passati trent’anni, e chi si ricorda più degli Armeni”?
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