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Sezione Novità


Sivadis 3. Valutazione dirigenti scolastici
Cronache fiorentine e ipotesi per l’avvenire

di Gabriele Boselli





Sintesi A Firenze si è discusso di organizzazione, procedure e protocolli della valutazione SIVADIS del dirigente scolastico. Il percorso configurato è ancora un inizio, finalizzato soprattutto a far “passare” nei fatti l’idea –finora accettata solo retoricamente- che il dirigente possa e debba essere valutato.
Per ora la valutazione non tratterà dei profili davvero essenziali per chi dirige un luogo di cultura e di umanità come la scuola (ovvero cultura generale, preparazione scientifica, relazionalità, capacità di esercitare la leaderschip); inoltre l’analisi della situazione locale sarà limitata agli aspetti che il dirigente avrà gradito essere oggetto di valutazione.


Il 5 Aprile 2006, all’inizio delle tre giornate di lavori, Maurizio Decastri (Univ. Roma 3) tratteggia una sintesi delle riflessioni inviate dai referenti regionali, citando in particolare quelle del Molise e dell’Emilia Romagna.
Il Decastri esprime il suo apprezzamento in quanto vi si privilegia il tema della configurazione dell’oggetto dell’ osservazione, dell’epistemologia narrativa e dello stile procedurale rassicurante, collaborativo, promozionale, interno a un approccio qualitativistico e non relato solo ai parametri quantitativi.
In ordine all’ufficio regionale di supporto, riferisce sulla proposta di affidarlo al coordinatore dei servizi ispettivi o suo delegato e di destinarvi con comando un tecnico informatico e un insegnante o un dirigente scolastico. La proposta è stata poi ampiamente ripresa e confortata nel corso del lavoro dei gruppi.
Si affronta poi il tema della collegialità del team e dei volumi di lavoro.

Elena Bertonelli (Sede centrale MIUR) nell’intervento del primo giorno mette in rilievo la complessità e l’atipicità della valutazione del dirigente scolastico.
La valutazione -dichiara- non può essere una fotografia ma un itinerario di discussione e condivisione perseguito attraverso comuni procedure e protocolli nazionali.
Altri punti:
-Referenti regionali come elaboratori/gestori dell’omogeneità nazionale
-Non addensabilità nei progetti di tutta la vita della scuola e opportunità di slargare lo sguardo.
-Non più giudizi in scala ma giudizi descrittivi con ogni possibile sfumatura
-Intrecciare organicamente autovalutazione annuale e valutazione triennale

Lavori di gruppo I lavori si sono svolti soprattutto nella giornata del 6 e hanno distintamente perseguito le tematiche dell’ Organizzazione e delle procedure

Organizzazione
Le proposte emerse in materia sono le seguenti
---costituzione di un Dipartimento per la valutazione presso ogni USR, internamente organizzato in uffici di documentazione, servizi telematici e segretariato e dotato di personale appartenente ai vari ruoli.
---tutti i valutatori dovrebbero conseguire un master di valutazione presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione

Procedure
Le indicazioni emerse sono:
---improntare il lavoro a principi di completezza, coerenza e significatività
--- partire da una libera esposizione del lavoro del dirigente
--- non condurre interviste ma colloqui e solo su argomenti delimitati e inerenti agli obiettivi, seppur miranti a configurare il profilo generale della qualità della dirigenza
---eventuali colloqui con soggetti diversi dal dirigente potranno essere condotti solo con l’approvazione del dirigente stesso oggetto di valutazione
eventuali consultazioni di documenti (verbali collegi etc. potranno essere effettuate solo con l’approvazione del dirigente.
---Sarà compito del gruppo di valutazione redigere alla fine una scheda, controfirmata dal dirigente

L’ultima seduta (7 Aprile)
Orazio Niceforo rileva l’importanza strategica di quella che sarà l’ultima prova generale di valutazione dei dirigenti scolastici prima della generalizzazione di tale pratica.
Dopo approfondita discussione, si conviene sui seguenti punti:
-finalità principale deve restare la valorizzazione e dunque l’orientamento della professionalità del Dirigente e il miglioramento della qualità della scuola;
-istituzione presso ogni regione di un Ufficio regionale di supporto (vedi rel. Decastri)
-mantenimento di un analogo rapporto numerico su tutto il territorio nazionale fra team di valutazione e valutati anche attraverso incarichi di missione specifici;
-collegialità del lavoro del team, pur con momenti di lavoro individuale;
-itinerario di formazione comune per tutti i valutatori,
- rigore del protocollo delle procedure per impostare in modo coordinato il processo valutativo e limitarne l'arbitrarietà;
-procedure, protocolli, materiali dovranno essere comunicati fin dall'inizio a tutti i partecipanti

Parere sulla situazione attuale espresso dallo scrivente nel corso dei lavori

Chi scrive, precisato che non sarà lui a condurre il lavoro in Emilia Romagna, ha espresso pro veritate i seguenti avvisi

---C’è negli ultimi indirizzi SIVADIS, oltre a una più piena consapevolezza della complessità estrema della valutazione del dirigente scolastico, una positiva evoluzione epistemologica: inizio di allontanamento dai modelli della valutazione aziendalistica, dialogicità, intersoggettività (chiamata ancora con il nome sbagliato di oggettività). narratività,

---alcune limitazioni all’operatività della commissione (vedi al sopra al punto “procedure”) fanno ipotizzare che per ora si sia deciso di intraprendere un’operazione estremamente rassicurante nei confronti dei dirigenti, principalmente al fine di far cadere ogni resistenza di tipo corporativo

Con il tempo, se si vorrà condurre un lavoro scientificamente appropriato e approfondito nei contenuti, bisognerà pensare a dispositivi che investighino su ciò che veramente conta nella qualità della dirigenza: preparazione culturale generale, conoscenza delle scienze dell’educazione, capacità relazionale e di guida dell’istituzione. In una parola: cercar di vedere se il dirigente abbia davvero qualcosa da dire e da dare.


Ipotesi sull’avvenire: Riconoscere e ampliare spettro e intensità di valori in cui si muove il dirigente

Si potrebbe cercar di vedere come il dirigente si ponga di fronte ai principi che seguono e valutare di conseguenza:
I Studia (domanda essenziale)?
é un soggetto attivo della cultura?
coltiva ed esprime il senso dello Stato?
Dialoga, ma in autonomia, con il Potere locale?
opera per la libertà della scienza e dell'insegnamento?
agisce sempre in vista di un fine, o insegue solo l' effetto o un singolo obiettivo?
Si preoccupa di ben figurare o di essere utile secondo le ragioni di fondo dell'essere-in-educazione?
Interviene solo a richiesta o anche quando può essere indesiderato?

Il dirigente come "testo" da interpretare

Un dirigente andrebbe letto senza limitazioni di partenza né griglie di lettura perchè gli schemi precostituiti impediscono di prestare attenzione al singolo soggetto, evidenziano i comportamenti previsti, cancellano, perché imprevisti, quelli spesso più preziosi. E soprattutto la valutazione dovrebbe riguardare anche gli aspetti che il dirigente non gradisce vengano presi in considerazione.
Gli osservati mandano dei messaggi da comprendere; li si raccoglie, li si ricostruisce secondo un proprio e scientificamente fondato assetto valoriale Un ds va dunque non "scannerizzato" ma COMPRESO nella situazione, nella relazione con gli altri, con le cose; la sua condotta va rappresentata nella consapevolezza di essere interna ad un ambiente.
La narrazione può rappresentare un modo autentico per avvicinarci alla comprensione del soggetto vivente rispettandone la soggettualità e la conseguente alterità da ogni possibile schema.

Configurazione intera della qualità del servizio reso dal dirigente

L'attività dirigente nella scuola é motivata in prevalenza da istanze culturali e pedagogiche tanto normativamente avvertite quanto non compri-mibili in reticoli formali.
. La qualità e quantità percepite si costruiscono in un processo di proiezione all'esterno, di dialogo, di confronto tra vari punti di vista; richiedono un'intensa comunicazione con la struttura amministrativa e con i cittadini (in primo luogo con le famiglie).
Documentare è far luogo al comprendere nel senso di cogliere i significati esistenziali e culturali che emergono dalle esperienze. Se la documentazione è una forma del comprendere, allora non può essere cronachistica, analitica, per fatti. E' documentazione di significati in termini di conquiste culturali e di vita e del modo in cui tali significati si costruiscono nella relazionalità educativa.
Nel lavoro di analisi dell’attività di un dirigente si ricostruirà il profilo qualitativo:
-attraverso le relazioni,
-i verbali dei vari organismi (GLH, gruppi dispersione, gruppi per la tecnologia, per la lingua straniera etc.),
-i documenti risultanti da attività -coinvolgenti i collegi dei docenti ma anche enti locali, ASL etc. cui il direttore ha contribuito. Vi sono poi attività non documentabili ma ugualmente impegnative come l'attività di controllo generale e di prevenzione dei conflitti.
-Per la configurazione dell’eccellenza, sono eminente effetto producibile dell'attività dirigente le pubblicazioni ( colpevolmente non prese in considerazione nelle precedenti fasi SIVADIS), ma anche gli eventuali incarichi d'insegnamento universitario, l'essere citati sulla stampa scientifica e professionale e in Internet, le chiamate a relazionare in convegni scientifici, le collaborazioni richieste da istituti di ricerca, dagli uffici centrali del Ministero o dagli IRRE.
Si potrebbe dunque ipotizzare una documentazione valutativa come "biografia personale e istituzionale". Ricostruire l'esperienza è attività essenziale per capire l'identità presente della scuola, per capire da dove viene, da quale storia, quali i soggetti e le vicende che l'hanno condotta a essere ciò che è diventata.
Documentare l'attività dirigente e il suo “prodotto” è pertanto attività ragionata e organica, quasi mai tassonomizzabile, di rappresentazione delle esperienze per mantenere i segni di quanto nella scuola si è contribuito a far pensare pensa, si crea, si produce e in modo da offrirli agli insegnanti, alla struttura amministrativa e all'esterno della scuola.
La valutazione dell’attività direttiva è scientificamente pensabile come pratica che verte non tanto sul dato (utile solo per la configurazione degli aspetti marginali dell'attività) ma sui principi e sugli esiti a lungo termine dell'azione; è costruzione di rappresentazioni attraverso una connessione autentica (non artificiosa) tra gli eventi e il modo in cui sono stati vissuti dai vari soggetti del discorso.
Si deve far riferimento ai princìpi o guardare ai risultati (utilitarismo)? Orientare secondo criteri scientifici e costellazioni assiologiche o fornire schemi che i dirigenti seguiranno per giungere ad avere delle "soddisfazioni" stipendiali? Privilegiare l'etica e la preparazione culturale e scientifica o premiare un efficientismo senza intelligenza degli orizzonti culturali e delle direzioni di senso?
Penso che nell'attuale contesto di metamorfosi della scuola italiana e del ministero della istruzione, nello stabilire criteri valutativi occorra cercar di individuare le linee di una deontologia che riconosca e orienti la funzione dirigente e serva a garantire il resto della costellazione scolastica e l'utenza intorno alla qualità morale e scientifica dei suoi interpreti.
Auspichiamo che gli effetti delle operazioni valutative siano sempre, come quest'anno, solo "morali" e non comportino differenze stipendiali. Essere dirigenti significa, prima che altro, vedere e operare intersoggettivamente, lavorare nel rispetto del dovere di una piena consapevolezza etica e scientifica: questo comporta il disinteresse personale e dunque l'immoralità dell'operare in vista di riconoscimenti personali "concreti". Agire in vista di risultati privatamente "tangibili" significherebbe tradire principi di rigore e servilizzare una professione che richiede consapevolezza di "essere al servizio di" ma anche piena autonomia intellettuale e morale.



Sezione: Novità
Sottosezione: Seminari e Convegni
Scritto da: Gabriele Boselli
Inserito il: 12/04/2006

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24/05/2013
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