Didattica


Spazio e movimento: natura e cura pedagogica
Orientamento spazio-motorio nel bambino della scuola dell’infanzia. Teoria ed esperienze

INTRODUZIONE

La tesi di laurea in Educazione motoria infantile: “Orientamento spazio motorio nel bambino della scuola dell’infanzia” è nata dall’esperienza maturata nel corso degli ultimi anni nell’ambito della scuola dell’infanzia e dalla passione per l’Orienteering.
Il “corpo in movimento” e la scuola, nel suo complesso, possono offrire al bambino la possibilità di apprendere attraverso l’esperienza, l’esplorazione, i rapporti con gli altri, di utilizzare il gioco per esprimersi e raccontarsi, interpretare e dar vita a storie soggettive e fantastiche in cui potersi riconoscere. Il coinvolgimento della dimensione corporea nella costruzione dell’immagine di sé, nel riconoscimento delle funzioni del corpo consente al bambino una partecipazione attiva al mondo circostante, la percezione dei propri limiti e la presa di consapevolezza delle proprie potenzialità.
In seguito ad un corso di formazione è nata la curiosità di sperimentare l’Orienteering con i bambini della scuola dell’infanzia, poiché ad un primo approccio poteva sembrare un’esperienza poco proponibile in quanto l’Orienteering è ritenuto lo sport che si avvale di cartina e di bussola per andar nei boschi a cercare punti di controllo, ma in realtà si possono progettare percorsi da far realizzare e vivere ai bambini di questa età e nello stesso tempo osservare insieme ai colleghi quali meccanismi vengono attivati per risolvere gli eventuali problemi in ordine alle conoscenze, al linguaggio, alle idee e all’esecuzione dei compiti.
Il filo conduttore di questa esperienza è stata l’esplorazione ludica del proprio corpo, della sezione, della scuola e dello spazio esterno quale il parco giochi, utilizzando anche delle ricostruzioni degli ambienti (queste hanno permesso di avere maggiormente coscienza dello spazio nel quale ci si muoveva e degli elementi che circondavano tutti noi).
Altro filo conduttore delle attività è stata la convinzione che “se cammino, conosco”, perché camminare significa mettersi in rapporto con gli altri, interloquire mediante il corpo in movimento, poter camminare è il punto di partenza di ogni discorso su corpo, ambiente, diritto allo sport. La possibilità si camminare è il livello essenziale dello sport per tutti, del corpo in azione, del corpo agito.
Le attività proposte hanno avuto alla base sempre la motivazione a divertire, a far pensare e riflettere, a lavorare insieme agli altri e confrontarsi, scoraggiando la mera ripetizione e la memorizzazione meccanica per non incorrere nella noia che è sintomo di assenza di pensiero. I bambini, incoraggiati a partecipare alla soluzione dei problemi attraverso il gioco, sono stati messi in condizione di pensare ad un livello di sfida personale.
Questa avventura ha avuto inizio tra mille domande che hanno trovato risposta nel momento in cui tutto ha cominciato a prendere forma.
Compagni di viaggio sono stati la macchinetta fotografica digitale e la videocamera.

PROGETTO

L’esperienza è stata svolta con cadenza bisettimanale, in orario curriculare dalle ore 14.00 alle ore 15.30, nell’arco di circa tre mesi per numero 26 incontri a trenta alunni di quattro, cinque e sei anni.
Gli incontri si sono svolti nel salone dei giochi adibito anche ad aula della motricità, nel corridoio per l’esplorazione della scuola, nel parco giochi “Baden Powell”.
I materiali (pasta matta, sagomine di legno, plastico della sezione, plastico della scuola dell’infanzia, planimetrie dell’aula, della scuola e del parco) e gli stimoli riferiti alle esplorazioni dei vari ambienti sono stati utilizzati per prendere coscienza del proprio corpo e dell’ambiente circostante.
Gli incontri sono stati documentati dagli scatti fotografici, dalle videoriprese, dalla documentazione grafica dei bambini ai quali è sempre stato chiesto di verbalizzare ciò che avevano rappresentato. Il materiale prodotto è stato raccolto e riconsegnato agli alunni a conclusione dell’anno scolastico.

ARTICOLAZIONE DEL PROGETTO
In sede didattica il primo fatto che va considerato è che il bambino ha necessità di muoversi nello spazio perché così arriva a coordinare le proprie modalità sensoriali e ad acquisire una consapevolezza sempre maggiore dello spazio stesso. Facendo riferimento ai fondamenti teorici dello sviluppo cognitivo e motorio del bambino ho pensato di articolare il progetto in tre fasi, precedute dalla ricognizione dei prerequisiti spazio-temporali, e per ciascuna prevedere delle attività specifiche:
1. Attività di carattere motorio e ludico per percepire lo spazio, nonché attività di manipolazione.
2. Attività di orientamento nello spazio, centrate sul proprio corpo.
3. Attività di “decentramento”, comprensione della relatività delle posizioni.
Seguendo la stessa successione ho posto l’accento su:
􀁺 esperienza diretta di attività motorie
􀁺 descrizione orale
􀁺 rappresentazione grafica
􀁺 verbalizzazione scritta da parte delle insegnanti
􀁺 destra e sinistra: percorrere un percorso seguendo indicazioni precise
􀁺 uso delle schede-mappe della sezione, della scuola, del parco giochi con rielaborazione grafica.
E poi … dove si trova ... rispetto a …
􀁺 Nella classe
􀁺 Nelle immagini …
􀁺 Attività sui percorsi
􀁺 Immagine mentale e mappe mentali dello spazio.
Nella conduzione degli interventi, che sono stati inseriti nella normale progettazione di sezione, ho adottato la tecnica del circle-time e la ripetizione di un rituale di inizio che ha permesso di creare un clima sereno e positivo all’interno del gruppo e verificare i prerequisiti di partenza da parte dei bambini.

Obiettivi e attività
L’intero progetto ha fatto riferimento ai seguenti obiettivi:
• Individuare i diversi segmenti del corpo e la possibilità di movimento
• Controllare i movimenti seguendo delle regole
• Sviluppare la capacità di compiere movimenti in sequenza
• Orientarsi e dominare lo spazio
• Decifrare messaggi formulati con immagini e simboli
• Effettuare autonomamente percorsi in un contesto nuovo
• Utilizzare in maniera autonoma spazi e materiali
• Eseguire e descrivere un percorso
Nella strutturazione dell’orientamento spaziale punto di partenza è il corpo come primo territorio, allo schema di sé, come orientamento geografico o topologico e come organizzazione che ciascuno riesce ad avere del proprio corpo per ottenerne l’immagine più economica, si passa agli orientamenti spazio-temporali nel proprio territorio, quindi attraverso la ricerca delle identità, analogie e diversificazioni, si passa ai territori lontani.
Per ognuna delle attività programmate sono stati previsti momenti per riflettere, descrivere verbalmente, rappresentare graficamente, trasformare l’esperienza in un “modello”; perché, come afferma Bruner “è solo così che il bambino si libera degli stimoli immediati e conserva l’esperienza passata in un modello […]. L’essenza del processo educativo consiste nel fornire strumenti e modelli dialogici che consentano di tradurre l’esperienza”, pertanto compito fondamentale della scuola è “quello di educare a costruire e ricostruire la propria identità – individuale e sociale – attraverso la mediazione narrativa, che sola consente l’agire cosciente, la ricerca del perché delle proprie azioni”.

Le fasi del progetto hanno avuto la seguente scansione:
Il corpo in movimento:
Verifica dei prerequisiti
Prima attività: nominare le parti del corpo: avanti-dietro, in alto-in basso
Seconda attività: modellare con la pasta matta
Terza attività: prendere coscienza del movimento del corpo
Quarta attività: individuare parti del corpo su una sagomina di legno

Giochi corporei per l’orientamento spaziale
Giochiamo in salone con i percorsi
Sopra e sotto: il gioco della sciarpa
Salta a destra e a sinistra, dentro e fuori
Percorso costruito con i cerchi
Le posizioni nello spazio – 1
Le posizioni nello spazio - 2
Il percorso con oggetti
Giochi di orientamento nella scuola dell’infanzia
Alla scoperta della sezione “F”
Il plastico della sezione “F”
La mappa della sezione “F”
Si gioca con la mappa della sezione “F”
Giochi di orientamento nella scuola
Alla scoperta della scuola dell’infanzia e del suo plastico
Esplorazione collettiva della scuola
Esplorazione della scuola a piccoli gruppi
La mappa della scuola dell’infanzia
Si gioca con la mappa della scuola dell’infanzia – fase 1
Si gioca con la mappa della scuola dell’infanzia – fase 2
Giochi di orientamento nel parco giochi
Alla scoperta del parco “Baden Pawell”
La mappa del parco
Si gioca con la mappa del parco

VALUTAZIONE
Le rielaborazioni grafiche e le conversazioni si sono rivelate preziose per comprendere quale contenuto delle esperienze avute in precedenza e non più presenti percettivamente venisse rievocato mentalmente. Il disegno, narrazione dell’esperienza vissuta, pur presentandosi, a volte, caotico, ad un’attenta osservazione si è rivelato con tutta la sua straordinaria ricchezza.
Il percorso ha offerto ai bambini l’opportunità di seguire un itinerario di scoperta/conoscenza più specifica del corpo e dello spazio in cui vivono; in generale si è notato che le esperienze motorie hanno sviluppato un migliore livello di attenzione e si sono rivelate una dimensione ideale per sperimentare il rapporto con gli altri: nel gioco si apprendono le regole e le modalità del sociale, il linguaggio spaziale e quello verbale, utilizzato per spiegare, domandare, raccontare si sono arricchiti permettendo ai bambini di essere più autonomi e propositivi.

CONCLUSIONE
Quando il bambino arriva nella scuola dell’infanzia ha già molte esperienze ed ha organizzato, a livello di vissuto, i principali concetti spazio-temporali; l’obiettivo della scuola è quello di far evolvere queste nozioni anche sul piano rappresentativo, per poterle padroneggiare non solo nell’ambito motorio, ma in riferimento agli altri apprendimenti. Le esperienze vissute sono state articolate nella forma di progetto, ossia come pratica educativa che coinvolge gli studenti nel lavorare intorno a un progetto che ha una sua rilevanza, non solo all’interno dell’attività scolastica; bensì anche fuori di essa, ha favorito l’interiorizzazione di quello che si apprende a scuola, cioè del fatto che conoscenze e abilità apprese in tale contesto hanno un ruolo e un significato, possono servire per raggiungere uno scopo più vasto.
Ciascuno secondo le proprie capacità è riuscito a giocare nei percorsi, nella caccia al tesoro sia in sezione sia nella scuola, nella corsa di orientamento nel parco giochi e provare soddisfazione nell’aver raggiunto il risultato atteso: percorrere e compiere le giuste azioni senza sbagliare, trovare la caramella, le bandierine. I risultati sono andati ben oltre le aspettative, sistemando i lavori per la riconsegna si nota come lo spazio è meglio percepito e rappresentato su tutta l’area del foglio (A4 e A3), lo schema corporeo è meglio rappresentato in alcuni o addirittura ha fatto la sua prima comparsa grafica proprio durante il progetto, in altri si è arricchito di particolari.
Il percorso ha offerto ai bambini l’opportunità di seguire un itinerario di scoperta/conoscenza più specifica del corpo e dello spazio in cui vivono; in generale si è notato che le esperienze motorie hanno sviluppato un migliore livello di attenzione e si sono rivelate una dimensione ideale per sperimentare il rapporto con gli altri: nel gioco si apprendono le regole e le modalità del sociale, il linguaggio spaziale e quello verbale, utilizzato per spiegare, domandare, raccontare si sono arricchiti permettendo ai bambini di essere più autonomi e propositivi.
Per raggiungere questo livello è stato necessario che alle attività seguissero le verbalizzazioni, perché è attraverso il linguaggio che il bambino supera la situazione concreta e generalizza l’esperienza compiuta ad altri contesti. Altrettanto importante è stato proporre la riproduzione grafica delle attività effettuate (percorsi, figure, ecc.) per focalizzare l’attenzione sulla presenza di punti di vista differenti.
In questi mesi di attività, in più occasioni sono stata presa dallo sconforto per una presunta mancanza di risultati, e tentata di aggirare l’ostacolo indirizzando le attività verso obiettivi più “semplici”, e, come succede a chi lavoro con i bambini sono stati loro a indicarmi la strada da seguire e quali riflessioni sviluppare per andare loro incontro. Così l’entusiasmo e la soddisfazione sono cresciuti proprio nei momenti di difficoltà e ho potuto toccare con mano l’intraprendenza dei bambini posta in tutte le attività proposte: dalla manipolazione, alla coloritura, dalla costruzione delle mappe, alle riflessioni e conversazioni di gruppo.
La soddisfazione più grande è stata osservare la metamorfosi avvenuta nei bambini con difficoltà di relazione, di rappresentazione del proprio corpo e dello spazio, di linguaggio.
Questa esperienza mi ha confermato che gli apprendimenti spaziali, temporali, linguistici, logici iniziano a prendere forma già a tenera età per consolidarsi nel biennio iniziale della scuola primaria. Per questo è fondamentale progettare un curricolo verticale tra i due ordini di scuola per “sviluppare gradualmente nel bambino la capacità di leggere, capire e interpretare i messaggi provenienti dal corpo proprio e altrui, di esprimersi e di comunicare attraverso di esso per giungere ad affinarne la capacità percettiva e di conoscenza degli oggetti, la capacità di orientarsi nello spazio, di muoversi e di comunicare secondo fantasia e creatività”.


Sezione: Didattica
Sottosezione: Varie
Scritto da: Marilena De Luca
Inserito il: 08/10/2011



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