di Marica Melli
Un insegnante che ricorderò per tutta la vita e che potrei definire il mio punto di riferimento o il mio Mentore è stato quello di Filosofia. Una persona discreta, semplice, dotata di una solida cultura di stampo umanistico ma ugualmente aperta alla modernità in tutte le sue forme. Kant era il suo filosofo preferito, e come Kant anche lui faceva tutti i giorni la passeggiata delle ore 17. Un insegnante metodico, preciso ma non pedante, con una capacità oratoria superiore alla media ed evidentemente dotato di una capacità di coinvolgimento direttamente speculare alla sua capacità di ascolto. Quando entrava in classe portava con sé un alone di inarrivabilità, sembrava un uomo di altri tempi…anzi, al di là dei tempi! Ricordo la gentilezza e il sorriso con cui diceva ai maschi: ”figlioli…le ragazze non si toccano nemmeno con un fiore”… ! Durante le sue lezioni c’era un silenzio assoluto e spontaneo, tutti lo ascoltavano con piacere e partecipazione. Quando spiegava sembrava di vivere ciò che lui diceva. Stimolava il dialogo, il confronto e i collegamenti con le altre materie e soprattutto non perdeva mai di vista il contatto con la realtà in cui viveva. Ricordo ancor oggi vivamente una bellissima lezione su Schopenhauer e il dibattito che era nato parlando di Leopardi e dei problemi della gioventù moderna. Le sue interrogazioni erano dei dialoghi dove ognuno poteva esprimere il proprio punto di vista. Paradossalmente, lui che era il più anziano e il più inarrivabile dei docenti del Liceo, era anche quello che con maggior naturalezza riusciva a trarre a sé anche gli studenti più svogliati. Il tempo con lui volava ed era sempre la campanella a ricordarci che l’ora era finita. Non perdeva mai la calma e se qualcuno non capiva qualcosa, lui si prodigava in mille esempi pur di farlo capire. Alla fine tutti conoscevano la materia, infatti all’esame di maturità la maggior parte della classe optò per Filosofia. Era una persona molto positiva e ricordo che alla fine del Liceo, mentre gli altri insegnanti ci dicevano di scegliere strade che potevano portarci più velocemente ad una occupazione, lui invece ci esortava a fare ciò che desideravamo e ciò che ci dettava il cuore.
|