i di Gabriele Boselli
Scenario culturale e necessità di un cambiamento sensato
Oltre le ristrutturazioni del sistema scolastico determinate da motivi economici o comunque contingenti, dobbiamo sforzarci di guardare alle ragioni profonde, storiche e non solo alla superficie e alla cronaca; la forma-scuola e le sue evoluzioni andrebbero allora messe in relazione al pensare del mondo, oltre i gorghi del non-pensiero. Invero non si è percepita da molto tempo un’azione di politica alta, ovvero animata da una disinteressata volontà di riconfigurare la scuola per disegnare con essa l’avvenire; quella che si è vista era ed è mossa non da una nuova koinè culturale ma da situazioni e interessi in gran parte legati a fattori parziali su prospettive a breve termine e dunque non capaci di andare oltre la contingenza stessa, come dovrebbe fare ogni grande progetto pedagogico che si proponesse di offrire ai giovani un’affidabile mappa per il futuro. Chi abbia vissuto gli ultimi quarant’anni di vita scolastica ha visto numerosi progetti di riforma, da Gui a Berlinguer/De Mauro, a Moratti, a Fioroni, a Gelmini, a …, elaborati da chi con la scuola non aveva molto a che fare. Li abbiamo visti nascere, toccare la superficie degli eventi, essere presto ascritti fra le cronache che hanno occupato la scena; non faranno storia, anche perché voluti più da una parte temporaneamente al governo che dallo Stato nella sua maestà. Peraltro la scuola, luogo di creazione del futuro, deve ascoltare la contemporaneità, interpretarla, intendere gli orizzonti di senso, indirizzare all’avvenire. Deve tener cattedra, essere Maestra, aiutare l’epoca a capire che sia e dove possa dirigersi, divenendo altro. E a questo fine i propri passaggi di forma più che necessari sono doverosi; fanno parte di quell’azione di magistero verso il tempo che le istituzioni scolastiche e universitarie devono esercitare anche con l’esempio.
La contingenza economica
La situazione economica è grave, non trattandosi solo di una delle periodiche oscillazioni del piccolo ciclo; se ne uscirà solo in un certo numero di anni, quando nella produzione tecnologica arriveranno gli esiti delle ricerche teoriche di base degli ultimi quarant’anni. Nell’attesa, è oggi’ a rischio anche il volume delle entrate, quelle con cui sono pagati i nostri stipendi. E’ una crisi di grande ciclo, al cui termine (?) la struttura economica, come quella sociale e dei servizi pubblici, sarà altra cosa. Quando c’è una crisi, i molti ci perdono e quel che perdono non scompare (solo la guerra o le catastrofi naturali distruggono davvero i beni) ma si concentra nelle mani di pochi (non siamo noi). Occorre essere vigili perché è certo che le èlites del potere (V. Pareto) cercheranno di cogliere l’occasione per eliminare quel che rimane dei servizi sociali a gestione pubblica, privatizzandoli. Rischiamo di trovarci di qui a pochi anni senza una scuola di Stato all’altezza della propria tradizione, con ospedali pubblici da terzo mondo, con una giustizia non sovrana e con pensioni da piangere come già avviene nei paesi ex sovietici o negli USA (lì a causa dei fondi pensione dilapidati dai managers).
Un mondo sindacale unito
Per una ulteriore ragione il sindacato si configura come una speranza tra le più affidabili per il benessere dei lavoratori e per la stessa democrazia: la crisi dell’altra grande forma di rappresentanza dei legittimi interessi, i partiti. La loro crisi, dopo la fine delle ideologie più serie, è ormai all’agonia: o strutture aziendali che trattano gli iscritti come personale dipendente, o coacervi di ex-qualcosa senza più idee di fondo, né sogni né autentiche speranze. Solo il mondo sindacale, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta qualcuno e prospetta qualcosa di possibile. La responsabilità che viene dall’essere pressochè i soli a rappresentare autenticamente i lavoratori è grande, li carica anche di un ruolo politico (in senso alto di luogo progettuale della polis) o almeno li costringe a una visione non meramente settoriale ma complessiva degli interessi generali e dei valori, con speciale ma non esclusivo riferimento a quelli ordine economico e professionale. La necessità di ampliare la fornitura di servizi agli iscritti e ad altri utenti non è allora solo un fattore di autofinanziamento ma coincide con l’aiutare la gente a difendersi. E –oltre il federalismo- occorrerà pur sempre qualcuno che assicuri respiro nazionale alla nostra scuola e ai contratti del nostro personale. Per questo credo sia necessario passare oltre ai motivi di divisione e riprendere alla grande un processo di unità sindacale. Syn-dacato, anche nell’etimo, richiama a un’idea di unità: portare i lavoratori a difendersi uniti.
Parentesi personale e personali auspici
Io sono entrato nel sindacato autonomo quarant’anni fa per consiglio del mio vecchio maestro elementare Luigi Battistini, attraverso la porta aperta a Forli con lo SPASE dalla bella figura di Guerrino Scaioli. Era lo SPASE uno dei mille frammenti dell’esplosione di quella “Confederazione generale del lavoro” voluta agli inizi degli anni Quaranta da Buozzi, Di Vittorio e Grandi in un momento di altissima tensione etico-polica e culturale, poi dissoltasi già nel primo dopoguerra per la faziosità delle componenti partitiche. In seguito vidi lo SPASE confluire nello SNASE e di lì nello SNALS. Ora appena qualche anno mi separa dalla pensione e se penso al sindacato lo penso soprattutto per i miei figli, alla necessità che dispongano anche loro di adeguate forme di rappresentanza e tutela. Auspico che non continui la tendenza a compromettere i diritti degli insegnanti (tra le conseguenze del decreto Brunetta: sanzioni gravi come la censura affidate al DS, peraltro spesso assunto senza un vero concorso). Deve pure cessare il demagogico malvezzo di rappresentare la pubblica amministrazione come una congrega di corrotti e scansafatiche. La durezza dello scontro che ci attende penso esiga una ripresa quantomeno dell’unità d’azione di tutti i sindacati, come con qualche rara eccezione siamo riusciti a realizzare nel CNPI. . Un’altra cosa è necessaria in tutti i sindacati: un effettivo rinnovamento dei quadri. Tutte le fasce di età devono proporzionalmente concorrere al necessario mutamento del Sindacato, a dargli forza per la sua missione nella storia.
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